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Riconoscimento facciale: Asia, Stati Uniti e Europa a confronto

Privacy riconoscimento facciale biometria | ASSO DPO

L’utilizzo dei dati biometrici del viso per verificare l’identità di una persona si sta diffondendo in ambiti pubblici e privati scatenando le prime leggi specifiche di contrasto. La sfida normativa sarà trovare un equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela delle libertà fondamentali: cresce quindi l’attenzione critica nei confronti delle tecniche di riconoscimento facciale, da cui si evidenziano pericoli derivanti per la privacy e per la democrazia.

Indice

  • Cina: le novità in materia
  • USA: Opinioni discordanti tra gli stati
  • Europa: le prime pronunce

Cina: le novità in materia

L’utilizzo di sistemi di riconoscimento biometrico è in progressiva ascesa in Cina: le statistiche stimano che entro il 2022 le telecamere installate sulle strade del Paese saranno circa 3 miliardi. Il Ministero dell’Industria e dell’IT della Repubblica Popolare Cinese hanno comunicato che a partire dal 1 dicembre tutti coloro i quali intendano acquistare una SIM saranno obbligati a fornire le loro generalità tramite riconoscimento facciale.

In rispetto di tali principi imposti dal governo, in Cina è in corso una massiccia campagna pubblicitaria per convincere la popolazione ad acquistare SIM unicamente presso canali ufficiali e per combattere il mercato di seconda mano. Il Governo dichiara che l’intento di questa campagna è quello di “porre solide basi per una governance globale nel cyberspazio“: lo sfruttamento di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale è di ben più ampio respiro, andando al di là dell’attivazione di contratti telefonici. L’obiettivo è quindi quello di porre in essere tutte le misure necessarie a combattere l’anonimato online secondo quanto previsto dalle leggi sull’antiterrorismo e sulla sicurezza informatica.

USA: opinioni discordanti tra gli stati

Le forze dell’ordine americane sono solite utilizzare quotidianamente il riconoscimento facciale, supporto utile a snellire le attività di indagine, anche per reati di minore entità, soprattutto in città quali ad esempio San Josè, Orlando, Las Vegas, San Diego, New York City e Detroit, complice probabilmente l’alto tasso di criminalità. San Francisco però, nonostante sia vittima delle medesime problematiche, a differenza delle altre, è la prima grande città degli Stati Uniti ad interrogarsi e a limitare l’utilizzo di questo tipo di tecnologia.

L’organo legislativo della metropoli californiana ha votato, con 8 voti a favore e 1 contrario, per vietare l’utilizzo dei software per il riconoscimento del viso, sia da parte delle forze dell’ordine che degli altri enti cittadini. Aroon Peskin, presidente del consiglio dei supervisori promotore del provvedimento, dichiara infatti: «Credo che essere considerati come il luogo di nascita dello sviluppo tecnologico contemporaneo, implichi anche un’assunzione di responsabilità da parte dei legislatori locali. Per questo motivo, abbiamo il dovere di regolamentarne gli eccessi».

Europa: le prime pronunce

L’autorità svedese per la protezione dei dati, agenzia governativa organizzata sotto il Ministero della giustizia, ha da poco sanzionato per circa 20.000 euro una scuola per aver implementato un sistema di riconoscimento facciale al fine di monitorare la presenza degli studenti in classe. L’istituto, prima dell’installazione dell’impianto oggetto di discussione, aveva provveduto ad acquisire il consenso degli interessati coinvolti: considerata la posizione di soggezione degli studenti, l’autorità ha contestato la violazione dell’art. 4 GDPR ribadendo che il consenso debba necessariamente configurarsi come manifestazione di volontà libera, specifica, informata e inequivocabile.

Arrivano proteste anche dalla Francia per le tecnologie “anti-privacy” tra i banchi di scuola. Il CNIL, autorità amministrativa indipendente francese incaricata di assicurare l’applicazione della legge sulla tutela dei dati personali, ha dichiarato che tali tecnologie risultano essere “particolarmente invasive, presentando gravi rischi per la privacy e le libertà personali degli interessati”.

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